Le nostre amiche geniali

Il discorso di Barbara Leda Kenny per Piazza Grande Donne, Bologna 10 febbraio 2019

Il discorso di Barbara Leda Kenny per Piazza Grande Donne, Bologna 10 febbraio 2019

Buongiorno,

è davvero bello essere qui oggi,

è sempre una grande emozione vedere donne che si riuniscono per capire come cambiare la vita di tutte e tutti.

Immagino che molte di voi siano qui con un’amica.

L’avete chiamata: ma tu vai? Io vado, andiamo?

Altrimenti poi come fate ad andare in bagno? Si sa che la prima regola è: mai andare in bagno da sole!

Scherzo!

Però le amiche sono importanti e sono il nostro specchio,

quindi vi chiederò di pensare alla vostra migliore amica, la vostra amica geniale,

quella che per voi è bella e intelligente e ogni tanto vi fa rosicare, visualizzatela a casa sua, ora pensate al suo bagno e ora a suo marito:

ecco, quante volte secondo voi lui ha pulito il bagno?

Ve lo dico io: stando all’ISTAT la risposta è MAI.

I mariti delle amiche geniali il bagno non lo puliscono MAI.

(Anche se, va detto, gli uomini non hanno mai pulito i bagni come in questo periodo storico.)

Sarà per questo che ci sposiamo sempre meno!

OK, comunque: non riusciamo a emanciparci dallo scopettone.

A scuola invece siamo brave.

Essere brave a scuola significa che abbiamo un progetto:

che vogliamo prendere il nostro posto fuori, nel mondo,

che ci immaginiamo proiettate nello spazio pubblico

e di fatti l’avanzata delle donne è inarrestabile:

siamo la maggioranza delle laureate, dei dottorati, sempre più ragazze che studiano scienze;

siamo astronaute, chef, pilotiamo arei, guidiamo le società e anche i camion,  siamo scienziate, politiche, manager:

facciamo cose che fino a qualche decennio fa nessuno avrebbe mai immaginato.

Siamo sempre di più ad aprire imprese, e anche a guidarle, siamo in tante a produrre innovazione.

Eppure:

La nostra autonomia viene considerata un vezzo e ostacolata dagli uomini con la violenza nelle case e le molestie sul lavoro

una su quattro perderà il lavoro con l’arrivo di un figlio,

siamo i part time obbligati, siamo quelle che guadagnano meno a parità di lavoro, siamo quelle che faticano il doppio per vedersi riconosciuta la metà.

Continuiamo a essere pensate come lavoratrici secondarie,

e il lavoro delle donne viene visto molto spesso come una scelta che possiamo fare oltre e dopo il lavoro nelle case.

Prima pulire, cucinare, badare e poi, in caso, lavorare.

Questo meccanismo peggiora le condizioni di lavoro delle donne e va a scapito soprattutto delle donne con livelli di istruzione più basso e provenienti da contesti più poveri:

se infatti lavora il 70% delle laureate, solo il 30% delle donne con licenzia media ha un lavoro. Mentre le lavoratrici migranti sono le più esposte alla violazione dei loro diritti e sono spesso più qualificate del lavoro che svolgono

MA,

quando la crisi ha picchiato forte le donne dei nuclei più fragili, quelle che portano sulle spalle da sole tutto il carico della cura familiare, quelle che hanno studiato meno, o quelle che hanno perso il lavoro quando sono diventate madri,

loro sono quelle che si sono rimboccate le maniche e quando i loro mariti hanno perso il lavoro sono uscite a lavorare salvando le loro famiglie.

Far ripartire il paese significa scommettere sulle donne

e per scommettere sulle donne dobbiamo puntare sulle infrastrutture sociali, su quei servizi che garantiscono benessere agli individui, coesione sociale, e rappresentano una visione della società inclusiva che permetta a tutte e tutti di dispiegare il proprio potenziale e non solo a chi può comprare i servizi di cura nel mercato privato.

Oggi c’è chi contrasta questo cambiamento:

uomini bianchi risentiti dalla loro perdita di potere,

uomini che odiano le donne:

Chi è oggi al potere è portatore di un’idea della donna come subalterna, al massimo decorativa, e questo è palese nel contratto di governo e nelle azioni che stanno mettendo in campo.

Le donne sono quelle che hanno più da perdere

e devono essere centrali in una politica di opposizione.

Centrali. All’opposizione.

Oggi le donne

– e tutti gli uomini che credono nel valore delle donne,

che si sentono “compagni” delle donne –

hanno una battaglia da combattere.

Dobbiamo essere in grado di parlare alle donne

Nominandole,

nominando le ingiustizie che subiscono;

proponendo una visione di società basata su una maggiore distribuzione del lavoro di cura tra uomini e donne;

su servizi di cura che liberino il tempo delle donne e offrano attenzione di qualità alle persone;

che riconosca la professionalità delle operatrici del settore della cura;

una visione che proponga misure per abbattere le discriminazioni.

Molti cambiamenti sono già in atto nella società:

Bisogna raccontarli, accompagnarli, sostenerli.

Come donne dobbiamo essere consapevoli che non possiamo abbassare la guardia:

dobbiamo monitorare,

dobbiamo ribattere colpo su colpo chi non ci vuole protagoniste,

dobbiamo fare un passo avanti,

uscire dalle retrovie,

prendere la parola:

per noi,

per le nostre amiche geniali.

 

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