La questione mediterranea

Il Partito Democratico non può voltare la testa di fronte alla gravissima diseguaglianza crescente tra nord e sud. La nostra proposta è quella di percorrere insieme una nuova strada per il Mezzogiorno, un’alternativa mediterranea che parli il linguaggio della solidarietà e garantisca libertà e opportunità per tutti, nel rispetto degli impegni e degli obblighi europei. Una nuova speranza che possa rappresentare per tutti i Sud del mondo una possibilità di riscatto.

di Vittorio Pecoraro

Accolgo con interesse e curiosità l’invito ad aprire i lavori di Piazza Grande Mezzogiorno, una piattaforma aperta e intergenerazionale, che avrà il compito di rilanciare un pensiero sul sud, un sud che ripensa se stesso e torna con forza a far parlare di sé.

Del resto, dal Meridionalismo di Salvemini, Gramsci, Dorso e Nitti, al lavoro della Cassa del Mezzogiorno, con i suoi riferimenti al New Deal rooseveltiano, il Sud Italia è stato a lungo al centro del dibattito politico italiano. Sono le nuove generazioni ad aver vissuto la fase più buia del dibattito sullo sviluppo del Mezzogiorno, quella dell’eclissi della Questione meridionale iniziata con i primi governi di centrodestra.

La sistematicità del divario fra Nord e il Sud Italia, ormai una caratteristica strutturale della società italiana, lo ha fatto percepire come un fenomeno ineluttabile a cui, di fatto, arrendersi. Possiamo però davvero accettare che una porzione enorme del territorio nazionale sia più povera e lasciata indietro sui piani dell’istruzione, della speranza di vita, dello sviluppo umano e delle libertà politiche?

Io penso di no e il Partito Democratico non può voltare la testa di fronte a questa gravissima diseguaglianza crescente. Ora tocca a noi mobilitarci affinché il Sud possa conoscere nuove direttrici di sviluppo, ma lo dobbiamo fare senza cedere alle lusinghe del localismo e delle passioni identitarie, restituendo al Sud la dignità di soggetto di pensiero, in contrapposizione a chi vorrebbe fare del Mezzogiorno  un “non-ancora Nord”.

La nostra idea del futuro del Mezzogiorno ha al centro la specificità della sua posizione geografica e siamo convinti che per ripensare una politica per il Sud occorra ampliare lo sguardo al di là dei confini nazionali, scorgendo nuovi orizzonti e connessioni. Occorre, come auspicava già anni fa Franco Cassano nel suo “Pensiero Meridiano”, provare a dare un più ampio respiro al modo in cui si discute del Sud italiano, tentando di calarlo nel contesto politico internazionale. Un respiro che incontra i venti del Mediterraneo: un luogo dove si mescolano terra, uomini e mare. Un ponte fra Europa, Africa e Asia che sta velocemente tornando ad essere uno dei tanti centri del mondo: meta obbligata della nuova via della globalizzazione cinese, primo attracco dei flussi migratori provenienti dall’Africa, principale piattaforma posta a garanzia della pace in Medio Oriente.

Non possiamo perdere questa occasione: occorre gridare ad alta voce che non ci sarà nessuna soluzione alla questione meridionale finché non la si affronterà nella nuova e più grande cornice della Questione mediterranea, intesa come consapevolezza dell’importanza di questa regione ma anche di desiderio di superare le sue tante criticità.

Una sfida che chiama in causa l’Europa, dove proprio le forze progressiste e in particolare il Partito Democratico dovranno battersi per porre al centro dell’agenda di Bruxelles il rilancio del progetto di integrazione euro-mediterranea, che, proprio a vent’anni dall’avvio del Partenariato euro-mediterraneo, vede un bacino con un grado di frammentazione e conflittualità più elevato rispetto alla metà degli anni Novanta.

Siamo convinti che il centro sinistra italiano si debba fare promotore di una nuova iniziativa multilaterale di dialogo fra i Paesi della sponda sud e Paesi della sponda nord, per instaurare nuovi e più stretti legami politici, economici, sociali e culturali. Il preludio di una nuova politica mediterranea globale, che parta dalla costituzione di nuovo e unico spazio di ricerca e formazione universitaria, dal rafforzamento della solidarietà agricola e ambientale, dal rilancio del tema degli investimenti pubblici a partire dal settore dei trasporti.

La nostra proposta è quella di percorrere insieme una nuova strada per il Mezzogiorno, un’alternativa mediterranea che parli il linguaggio della solidarietà e garantisca libertà e opportunità per tutti, nel rispetto degli impegni e degli obblighi europei. Una nuova speranza che possa rappresentare per tutti i Sud del mondo una possibilità di riscatto.

 

 

 

 

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