Nasce Piazza Grande Mezzogiorno

L’Italia riparte se riparte il sud: non è uno slogan vuoto, ma la precondizione necessaria per la ripresa di una crescita forte e strutturata dell’intero Paese. Attraverso “Piazza Grande Mezzogiorno”, proveremo a dar voce alle tante esperienze positive meridionali, realizzando un lavoro aperto e intergenerazionale, in grado di rilanciare il Partito Democratico e l’Italia intera

di  Marco Sarracino, responsabile Piazza Grande Mezzogiorno

Il mezzogiorno d’Italia continua ad essere l’area geografica maggiormente sottosviluppata del continente europeo. Le cause sono ormai note, al punto tale da avere una forma quasi strutturale ed immutabile nel tempo. Il sud cresce poco e male; le residuali ricchezze create non vedono alcuna forma di redistribuzione; aumentano le diseguaglianze sociali, si azzerano le opportunità per i tanti giovani meritevoli costretti ad emigrare.

Nonostante questa inquietante fotografia, l’attuale governo nazionale blocca qualsiasi opzione di rilancio, non avendo in mente alcuna politica di sviluppo in grado di immaginare cosa debba diventare il sud del nostro paese da qui ai prossimi venti anni, e nonostante la creazione di un ministero per il mezzogiorno, alimenta una vera e propria secessione mascherata, favorendo l’autonomia fiscale di alcune regioni del nord e accentuando ancor di più il differenziale fra i servizi essenziali che dividono il paese.

Il centrosinistra dinnanzi a tutto questo deve reagire, innanzitutto dimostrando che l’idea “l’Italia riparte, se riparte il sud” non è uno slogan vuoto, ma la precondizione necessaria per la ripresa di una crescita forte e strutturata dell’intero paese. Tutto questo si può fare solo combattendo i vecchi e nuovi provincialismi che tengono in ostaggio l’Italia, lavorando alla realizzazione di un nuovo riformismo meridionalista, che tenga conto dei meriti e delle eccellenze che il nostro territorio è in grado di esprimere, senza però dimenticare, come è accaduto in questi anni, dei bisogni sociali ed economici di un sud in cui la povertà rappresenta uno dei problemi più urgenti con cui fare i conti.

Occorrerà innanzitutto ragionare su alcuni punti programmatici e strategici: pianificare un nuovo sviluppo partendo dalla collocazione geopolitica del nostro paese, posto al centro del mediterraneo e quindi sulle nuove rotte commerciali che provengono da Suez e dall’Oriente. Attraverso un vero potenziamento della nostra rete infrastrutturale, si orienterebbero i traffici verso i porti di Gioia Tauro, Bari, Napoli, che a quel punto non circumnavigherebbero più l’Europa attraverso Gibilterra riducendo i propri percorsi di almeno cinque giorni.

La disoccupazione è sicuramente il tema principale da affrontare. Gli incentivi alle imprese sono utili ma non bastano. Abbiamo infatti la pubblica amministrazione più vecchia ed inefficiente d’Europa. Le Regioni hanno la possibilità di dar vita a dei grandi piani di assunzione nella P.A. Occorre farlo per combattere l’esodo ormai inarrestabile dei figli della cosiddetta “classe media” che si formano nelle nostre città per poi avere successo nelle grandi capitali europee, provocando una vera e propria desertificazione di capacità, forza e competenze, specie nelle aree interne. L’obiettivo della piena e buona occupazione può essere perseguibile solo attraverso un grande programma di investimenti pubblici e privati.

Sarà inoltre prioritario tornare in prima linea nella lotta alle criminalità organizzate che sembrano ormai essere scomparse dal dibattito pubblico e politico, mentre invece continuano a crescere e ad esercitare un ruolo forte di condizionamento nei nostri territori.

Il nostro sistema universitario presenta numerose eccellenze, e nonostante la triste vicenda dell’università Normale di Pisa, godiamo di un sistema formativo d’avanguardia. Chi si impegna va premiato. Non possiamo continuare ad avere centinaia di studenti cosiddetti “idonei non assegnatari”. Vanno aumentati i fondi alle borse di studio.

Queste sono solo alcune delle proposte sulle quali intendiamo ragionare al fine di lavorare ad una nuova prospettiva del mezzogiorno. La precondizione però è che risultino finalmente credibili all’opinione pubblica. Il nuovo corso del PD dovrà promuovere senza indugi una rinnovata classe dirigente meridionale, capace non solo di arginare il vento populista animato da Lega e 5 Stelle, ma anche di realizzare una operazione di verità, con la forza ed il coraggio di chi vuole mettere in discussione anche le stagioni passate in cui a governare ed a commettere degli errori sono stati i ceti politici del centrosinistra. Solo a quel punto si potrà recuperare un rapporto vero con le forze intellettuali, con i ceti produttivi, con un popolo che alle elezioni del 4 marzo si è sentito tradito e abbandonato. Abbiamo il dovere di tornare a rappresentare un sentimento di speranza, una nuova passione, un ritrovato impegno, per scrivere assieme la pagina più bella che il sud e l’Italia intera non abbiano mai vissuto. Anche per questo, attraverso “Piazza Grande Mezzogiorno”, proveremo a dar voce alle tante esperienze positive meridionali, realizzando un lavoro aperto e intergenerazionale, in grado di rilanciare il Partito Democratico e l’Italia intera.

 

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