Sud, la lezione di Matera non deve finire nel 2019

Ritrovare la strada del lavoro, rifarne il proprio DNA. Non è una sfida semplice. Ma è l’unica di cui il paese non può fare a meno. E il cuore di questa sfida-partendo dalla cultura e da Matera – non può che essere il Mezzogiorno. Con Zingaretti è la prima volta da decenni che un leader della sinistra enuncia con decisione la centralità del lavoro. Sta qui il passaggio che la sinistra deve affrontare se vuole provare a ripartire

di Mauro Calise, Il Mattino, 21 gennaio 2019

E ciò senza, ovviamente, chiedere che siano i materani a fare il miracolo. Per la loro metà, l’hanno già fatto. E il resto appare in discesa. Il programma degli eventi è fittissimo, settimana dopo settimana. A guardare l’inizio schioppettante – inclusi i fuochi d’artificio che hanno rischiarato a giorno l’anfiteatro dei Sassi- si può essere fiduciosi che Matera farà la propria parte fino in fondo. Girandola di iniziative con il massimo di coinvolgimento dal basso, e il top della qualità internazionale. Un afflusso turistico di massa con una ricezione diffusa, e un messaggio costruito con cura e fiducia in questi mesi: il mix di tradizione e innovazione con cui caparbiamente la città sta puntando sulla propria rinascita. La domanda, non riguarda, dunque se Matera chiuderà l’anno centrando gli obiettivi ambiziosi che si è posta. La domanda vera è sul dopo, e sul resto del Mezzogiorno. Matera sarà un capitolo isolato? O l’inizio di un nuovo inizio? Ad ascoltare gli impegni del premier Conte sabato mattina, il governo sembra pronto a spendere sulla rete infrastrutturale che dovrebbe finalmente accorciare le distanze viarie e ferroviarie. È un buon segnale. E, in questa stessa direzione, ci sono molti altri interventi che si possono accelerare e portare a termine.

La rinascita dell’osso del Sud passa comunque per collegamenti più veloci. Ma la sfida più impegnativa è un’altra. A sessant’anni di distanza dal varo del meridionalismo industriale, è giunto il momento di decidere se può esistere una nuova frontiera. Sappiamo ormai da troppi anni che si è chiuso il ciclo della grande azienda pubblica, su cui il Sud aveva puntato molte carte, e moltissime illusioni. Al tempo stesso, siamo consapevoli che l’impresa- manifatturiera e di servizi – resta il nucleo insostituibile di ogni prospettiva di progresso. E ancora più importante – di lavoro. Però, fino ad oggi, non c’è stata la capacità- e volontà – di imboccare con decisione una nuova strada. Una strada che con la chiarezza -e la forza – del vecchio modello indichi a tutto il Mezzogiorno tempi e modalità della riscossa. È questa la sfida di Matera.

Detto in modo perentorio, può la cultura diventare la leva di rilancio di tutto il Sud? È passato da tempo il tempo in cui un Ministro dell’Economia sentenziava che «con la cultura non si mangia». E lo stesso autorevole – Ministro ha fatto della propria autocritica un manifesto di segno contrario. Ma, fino ad oggi, la cultura e il turismo sono rimasti la cenerentola di ogni programma di governo. Incluso quello gialloverde. Ancora più importante e sconcertante, resta completamente assente l’idea che la filiera culturale possa essere la via maestra per creare lavoro. E di lavoro, moltissimo lavoro, il Sud ha bisogno vitale.

Fino ad oggi, l’accusa principale che la sinistra ha fatto ai Cinquestelle è stata di occuparsi di assistenza, invece di creare occupazione. Ma nell’emergenza, l’assistenza ha – in tutti i sistemi di welfare un ruolo di tampone e di calmiere. Il vero problema non è quanto – e per chi -il reddito di cittadinanza offrirà un riparo dalla povertà più estrema. Il problema è che cosa accadrà dodici o diciotto mesi dopo. Se nel frattempo non sarà ripartito il motore dello sviluppo. Al punto in cui siamo arrivati, si può continuare la diatriba sulla strada sbagliata imboccata. Osi può spostare l’attenzione su quello che si potrà – e dovrà – fare dopo. Sapendo che la bacchetta magica non ce l’ha in mano nessuno. Ma che il primo, indispensabile passo è riconoscere che il nodo da sciogliere è questo. Il prima possibile. Come offrire al Mezzogiorno un modello nuovo e credibile – di lavoro?

Va accolto con attenzione lo spiraglio che Nicola Zingaretti ha aperto proprio in questa direzione, ieri dalle colonne del Corriere. Per quanto possa suonare paradossale, è la prima volta – da decenni – che un leader della sinistra enuncia, con decisione, la centralità del lavoro. Al di là delle elucubrazioni ideologiche sulle radici e il popolo smarriti, sta qui – nudo e crudo – il passaggio che la sinistra deve affrontare se vuole provare a ripartire. Ritrovare la strada del lavoro, rifarne il proprio DNA. Non è una sfida semplice. Ma è l’unica di cui il paese non può fare a meno. E il cuore di questa sfida-partendo dalla cultura e da Matera – non può che essere il Mezzogiorno.

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